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LA TASCA DA ANNODARE IN VITA AL POSTO DELLA BORSETTA: COME LE DONNE PORTAVANO CON Sé TUTTO IL NECESSARIO MOLTO PRIMA DEGLI ACCESSORI

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Molto prima che la borsetta diventasse una parte imprescindibile dell’immagine femminile, la sua funzione era svolta da un oggetto del tutto diverso: la tasca staccabile, o tasca da annodare in vita. Queste tasche comparvero già nel XVII secolo e per lungo tempo rimasero per le donne un modo comodo e pratico per portare con sé tutto l’essenziale. In sostanza, furono proprio loro le vere antesignane della borsa moderna.

Mentre l’abbigliamento maschile si era già da tempo dotato di tasche cucite all’interno, nel guardaroba femminile la situazione era ben diversa. Le donne dovevano ricorrere a tasche in tessuto separate, legate alla vita e indossate sotto le gonne. Il più delle volte avevano una forma allungata o a pera e un’apertura nella parte superiore o sul davanti, che permetteva di prendere rapidamente il contenuto. Talvolta se ne portava una sola, talvolta una coppia, e in certi casi persino più di una. 

 


In questa incisione neerlandese del 1595 circa, realizzata su composizione di Jan van der Straet, detto Stradanus, in una scena di vita quotidiana è già visibile una tasca femminile legata alla vita: un precoce prototipo di borsa.


Ricostruzione dei costumi femminili a partire dall’incisione

 

C’è anche un’ipotesi affascinante: le tasche esterne sospese potrebbero essersi definite proprio nel mondo protestante, in un contesto in cui sobrietà, utilità pratica e razionalità domestica erano particolarmente apprezzate. A differenza della moda di corte, concentrata su silhouette, lusso e decorazione, qui contava meno l’effetto visivo dell’accessorio e molto di più la sua funzione. Una tasca del genere non serviva tanto ad abbellire il vestito quanto la donna che la indossava: permetteva di portare con sé denaro, chiavi, piccoli strumenti e tutto ciò che era necessario nella vita di ogni giorno. All’inizio aveva un aspetto poco decorativo, semplice e persino severo: un oggetto pensato non per farsi notare, ma per essere davvero utile.

Il principale pregio di una tasca così stava proprio nella sua comodità. Non dipendeva da un abito specifico: poteva essere tolta, riannodata a un altro vestito, riposta in un cassetto o appesa allo schienale di una sedia. Per le donne che dovevano muoversi molto, lavorare in casa, sbrigare commissioni o viaggiare, era un dettaglio particolarmente importante. Nelle occasioni più formali la tasca rimaneva nascosta sotto le sottogonne, mentre nella vita quotidiana, soprattutto tra le donne che lavoravano, poteva stare più vicina al grembiule, così da avere tutto l’occorrente letteralmente a portata di mano. 

 


Una coppia di tasche trapuntate in seta, Inghilterra, 1740; una delle due tasche in lino ricamate in seta, Inghilterra, 1700–1725. Ben prima della borsetta, la tasca poteva essere non solo pratica, ma anche una parte autenticamente decorativa del costume femminile.


Una coppia di tasche in cotone ricamate, Francia, 1800–1829; una tasca in velluto con motivo araldico, Germania, ricamo 1775–1800, realizzazione 1840–1850. Questi oggetti mostrano come una tasca nata per l’uso pratico finisca gradualmente per acquisire complessità, decorazione e un proprio linguaggio stilistico.

 

Le dimensioni di queste tasche erano spesso sorprendentemente generose. Molti esemplari conservati mostrano che vi si poteva riporre molto più di quanto si immagini. Non erano frivolezze decorative, ma veri contenitori funzionali per effetti personali. Venivano confezionate con materiali molto diversi: dal semplice lino alla pelle e a tessuti preziosi. Alcune apparivano estremamente sobrie, altre si arricchivano di ricami, ornamenti, motivi floreali e perfino iniziali della proprietaria. Per questo questo oggetto riusciva a unire praticità e stile personale. 

 


La bambola Lady Clapham, Inghilterra, 1690–1700. Questa immagine in miniatura è particolarmente preziosa perché conserva non solo la silhouette dell’epoca, ma anche un importante dettaglio di vita quotidiana: la tasca nascosta nel sistema della biancheria intima.
La ricostruzione del costume di Lady Clapham mostra come un insieme simile funzionasse nella realtà: complesso, stratificato e sorprendentemente pratico, con la tasca come parte integrante dell’architettura quotidiana del vestire femminile.

 

È significativo che la logica stessa di questa tasca non sia scomparsa neppure dopo la Rivoluzione francese. A cavallo tra XVIII e XIX secolo la moda femminile cambia radicalmente: entrano nel guardaroba abiti leggeri a vita alta, una nuova silhouette più slanciata e piccoli ridicules, le prime vere mini-borse della nuova epoca. Eppure la tasca da annodare in vita non scompare insieme al vecchio costume. Al contrario, continua a lungo a vivere come un modo familiare e pratico di portare con sé tutto l’essenziale. 

 


«Il valzer», frammento di un acquerello di Edward Francis Burney, Inghilterra, fine XVIII — inizio XIX secolo. Questa scena coglie un momento di svolta nella moda: insieme alla nuova silhouette entrano nel guardaroba femminile anche nuovi accessori, ma l’abitudine di portare con sé il necessario resta ancora parte della quotidianità.


Ricostruzione del costume dall’acquerello "Il valzer"

 

Ma che cosa portavano davvero le donne in queste tasche? A giudicare dalle testimonianze storiche, il contenuto era molto vario. Vi si conservavano denaro, chiavi, ditali, forbici, puntaspilli, coltellini pieghevoli, fazzoletti, biglietti, piccoli strumenti da lavoro, occhiali e perfino oggetti di valore di dimensioni ridotte. Per le domestiche le chiavi nel taschino erano un segno di fiducia da parte dei padroni. Per mercantesse, lavoratrici e proprietarie di bottega la tasca si trasformava in un kit operativo mobile, con tutto ciò che serviva per le faccende quotidiane. 

Per molte donne la tasca era anche uno spazio di sicurezza personale. In un’epoca in cui avevano molte meno possibilità di conservare beni separatamente e al sicuro, ciò che contava di più veniva portato addosso. Vi si mettevano borsellini, gioielli, orologi, documenti, ricordi, lettere e altri oggetti che non si voleva esibire. La tasca svolgeva più funzioni insieme: proteggeva, nascondeva, organizzava lo spazio e donava una sensazione di autonomia. 

 

 

Lo stereotipo secondo cui le tasche femminili sarebbero state un ammasso caotico di ogni cosa è piuttosto smentito dalle fonti storiche. Al contrario, le donne distribuivano spesso gli oggetti con grande criterio: alcuni in una tasca, altri in un’altra, in modo da trovare subito ciò che serviva. Non era disordine, ma un sistema comodo e perfettamente adattato al ritmo della vita quotidiana.

Nella storia di queste tasche esiste anche un altro lato. La loro posizione nascosta le rendeva comode non solo per conservare oggetti comuni, ma anche per celare ciò che si voleva sottrarre allo sguardo altrui. È proprio per questo che le informazioni sulle tasche compaiono spesso negli atti giudiziari: in casi di furto, smarrimento o altri incidenti veniva descritto in dettaglio ciò che contenevano. Grazie a questi documenti oggi possiamo capire quanto fosse importante questo oggetto nella quotidianità femminile.

Con il tempo le tasche staccabili iniziarono a scomparire. La ragione non stava solo nella diffusione delle borsette, ma anche nella trasformazione stessa dell’abbigliamento femminile. Cambiavano le silhouette degli abiti, la linea delle gonne, i sistemi di taglio, e portare una tasca voluminosa sotto i vestiti diventava sempre meno pratico. Gradualmente questo formato perse la sua necessità concreta e uscì dall’uso.

Eppure l’idea in sé non è mai scomparsa. La storia della tasca staccabile ricorda che il bisogno femminile di tasche comode, capienti e funzionali è sempre esistito. In fondo, il dibattito sul perché nell’abbigliamento femminile ci siano ancora così poche tasche davvero utili dura ormai da più di un secolo. E così la vecchia tasca staccabile può essere considerata non soltanto un dettaglio domestico del passato, ma un simbolo di indipendenza femminile, di pragmatismo e del diritto di avere con sé tutto il necessario.





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