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MASSIMO BRACCIALINI: LA LIBERTà DI CREARE, NEL SEGNO DI CARLA BRACCIALINI.

* Il nostro blog air-fashion.com non è periodico e non è una testata giornalistica (L. 62/2001). Contenuti per critica e recensione; marchi e immagini ai rispettivi titolari (uso, ove necessario, limitato per citazione/commento ex art. 70 L. 633/1941, con fonte se disponibile). Per segnalazioni di diritti d’autore, contattaci: verificheremo e, se necessario, rimuoveremo.


Nuovi arrivi di borse da donna e da uomo

Braccialini

Cromia

BRIC'S

Braccialini

M*BRC

Intervista a Massimo Braccialini

Eleganza, memoria, identità. Alcune storie di moda non parlano soltanto di accessori o di stile, ma di visione, carattere e sensibilità. Quella di Massimo Braccialini è una storia che nasce dentro una delle grandi famiglie creative italiane e che, nel tempo, ha trovato una voce personale, autentica e contemporanea.

Cresciuto accanto a Carla Braccialini, figura iconica del design italiano, Massimo ha vissuto la moda dall’interno, tra intuizione, disciplina, ricerca e libertà espressiva. Dopo anni di lavoro nell’azienda di famiglia, ha scelto di intraprendere un percorso indipendente, continuando a interpretare il mondo della pelletteria con uno sguardo personale, fatto di qualità, emozione e attenzione al dettaglio.

In questa conversazione ripercorre i ricordi dell’infanzia, il legame con la madre, gli insegnamenti che hanno segnato la sua vita e la visione che oggi dà forma al suo universo creativo.

Sui social a volte le persone chiedono: “Chi è Massimo Braccialini?”. Come risponderebbe lei a questa domanda?

Massimo Braccialini è una persona che, prima di tutto, ama la vita e poi ama il suo lavoro a tal punto che, alla domanda frequente “Qual è il tuo hobby?”, rispondo che il mio hobby è il mio lavoro. Sembra inusuale, ma quando ti appassioni e ti entusiasmi in quello che fai, trovi in questo un grande appagamento.

Nel tempo libero viaggio spesso, e questo mi aiuta a sgombrare la mente dalla quotidianità e a liberare la fantasia e la creatività. Sono ormai più di quarant’anni che ho intrapreso questo percorso, prima come stilista e poi come manager, ma ancora riesco ad avere lo stesso entusiasmo di allora.

Sono curioso per natura e amo guardarmi intorno e cercare di capire come muta il modo di vivere delle persone, in particolare delle donne, il costume e naturalmente la moda. Cerco di percepire qualsiasi segnale di cambiamento. E, sarà perché ci sono nato, ma la moda continua ad affascinarmi.

Odio in generale la banalità e l’omologazione. Penso infine che la creatività, anche se può essere una cosa innata, debba essere sempre coltivata: sviluppa la sensibilità, della quale tutti abbiamo bisogno.


Che ricordi ha della sua infanzia accanto a Carla Braccialini?

La mia infanzia accanto a mia madre è piena di ricordi. A quei tempi spesso mia madre mi portava con sé quando lavorava, e sono sempre rimasto affascinato nel vedere nascere, con grande maestria e creatività, i prodotti che nell’arco del tempo cambiavano come per magia.

Sono sempre rimasto colpito anche dal bel rapporto che aveva con i suoi fornitori e i suoi dipendenti. Era sicuramente una donna di forte carattere, ma tutti la stimavano e nutrivano per lei un grande affetto e rispetto. In parte credo che fosse perché a quei tempi non esistevano molte donne stiliste e imprenditrici.

Le ho visto passare momenti belli e momenti brutti, ma è sempre riuscita a superarli con grande spirito. Ricordo i momenti dell’alluvione del ’58 a Firenze, quando l’azienda venne spazzata via dall’impeto dell’Arno e tutto fu perduto… ma lei, insieme a mio padre, con molta tenacia ricominciò tutto da capo. Non furono momenti facili, ma non li ho vissuti come drammatici.

Roberto Braccialini con i figli, 1973
 

Sin dall’infanzia mi portava con sé a Parigi o a Londra per fare ricerca, e io la seguivo con molto entusiasmo. Certo, è stata una madre a volte anche severa, ma mi ha trasmesso un grande insegnamento di vita: lo spirito di libertà, che poi ha segnato tutta la mia vita.

Infine… il bacio della buonanotte: un ricordo splendido e indelebile.


Il suo percorso nella moda e nell’azienda di famiglia è stato una naturale continuazione della storia familiare? Oppure, a un certo punto, ha pensato di scegliere una professione completamente diversa?

Nella realtà, da giovane pensavo solo a fare la bella vita, una sorta di principino! Ma dopo la morte di mio padre, quando ero appena maggiorenne, capii che mi si apriva una porta molto importante, perché in azienda si era creato un vuoto, e per questo il mio sogno diventò in brevissimo tempo quello di lavorare.

Carla Braccialini con i figli, nella sala campionaria della fabbrica di via Pio Rayna a Coverciano, 1984

 

Appena finiti gli studi, cominciai immediatamente a lavorare in azienda. La cosa che capii subito è che, se volevo provare ad affiancare mia madre nella conduzione dell’azienda, era determinante “imparare il mestiere”.

Mi rimboccai le maniche e stetti circa tre anni a lavorare sotto l’insegnamento del capo modellista di mia madre, cercando di imparare tutte le tecniche di lavorazione, acquisendo sempre maggiore capacità e guadagnandomi il rispetto dei dipendenti ma soprattutto la fiducia di mia madre.

Da quel momento cominciai a collaborare a stretto contatto con lei. Questa collaborazione è durata circa quarant’anni ed è stata un’esperienza di vita indimenticabile. Lavoravamo in simbiosi e qualsiasi progetto venisse concepito lo discutevamo insieme, a volte anche animatamente.

A sinistra: Massimo Braccilaini sul lago di Srinagar, Kashmir. 1985 / A destra: Carla Braccialini durante un viaggio in India, 1985
 

Riconosco che mia madre, nel mondo della pelletteria, è stata un genio visionario, a volte anche un po’ folle, mentre io mi occupavo dell’aspetto stilistico ma con una visione più commerciale. Da questo connubio è nato quello che, senza falsa modestia, è rimasto nella storia della pelletteria italiana e nel mondo.

C’è stato solo un momento in cui ho pensato di mollare tutto: è stato intorno ai trent’anni. Dopo la frenesia dei primi anni capii che questo lavoro comportava un grande spirito di sacrificio e la massima dedizione, a volte anche a discapito della vita personale. Mia madre, molto pragmaticamente, mi disse: “Siamo arrivati fino a qua e ora non puoi più mollare!”. Riflettei un po’ e decisi di andare avanti.

Se non avessi intrapreso questo lavoro, avrei voluto suonare o dedicarmi alla fotografia, che comunque ho fatto e sto ancora facendo, indirizzata al mio lavoro.

 


Che cosa le ha insegnato sua madre? Qual è la lezione di vita più importante che ha fatto sua e che porta ancora con sé oggi?

Penso che una delle lezioni più importanti sia quella di “non mollare mai”. Direi la grinta e la tenacia di portare avanti le proprie idee con forza e determinazione. Avere il coraggio di osare, chiaramente parlo dell’aspetto professionale.

Ricordo che nel passato ci sono stati dei momenti in cui parte del pubblico non capiva le sue creazioni, ma il tempo è stato amico e, con la perseveranza, il meritato successo è arrivato.

E poi la ricerca del bello, della classe, dell’estetismo, della personalità, senza però mai cadere nel protagonismo.

Altro aspetto importante che mi ha trasmesso è il mondo del colore: questo è praticamente infinito, e la sapienza e la capacità di saper mescolare o abbinare i colori spesso fanno la differenza.

Infine la dedizione al lavoro. Il lavoro fatto con passione e amore non è fatica, ma stimolo per andare avanti e fare sempre meglio.


Qual è stato il suo percorso professionale all’interno di Braccialini prima di creare il suo progetto personale?

Il mio percorso professionale all’interno della Braccialini è stato molto lungo. Mi sono sempre occupato della parte creativa a 360 gradi. Questo non voleva dire soltanto creare o ideare prodotti nuovi.

Ho trascorso molto tempo nelle concerie per conoscere le tecniche di concia e per riuscire a ideare pellami e tecniche nuove di lavorazione che si sposassero al meglio con il gusto Braccialini.

Via via che l’azienda cresceva, le esigenze aumentavano costantemente. In primis mi sono occupato del fatto che qualsiasi prodotto venisse commercializzato con il nome Braccialini mantenesse l’identità del brand. Abbiamo studiato un’infinità di prodotti che per noi erano satelliti, in quanto non legati al mondo della pelletteria, ma rappresentavano una fetta importante del business: parlo di scarpe, ombrelli, foulard, maglieria, t-shirt, costumi da bagno, orologi, bijoux… fino ad arrivare anche ai caschi da moto. Tutto doveva avere il gusto e l’imprinting del brand.

Un altro aspetto molto importante era quello del retail. Con il tempo avevamo percepito che non potevamo essere soltanto stilisti e produttori, ma che, se volevamo affermarci sul mercato italiano e soprattutto mondiale, dovevamo aprire negozi monomarca con il nostro nome.

Il primo è stato chiaramente Firenze, poi Milano, poi Roma, e poi a seguire fino ad avere circa venti punti vendita in Italia. Poi abbiamo aperto Parigi, Londra, Mosca, Tokyo, Hong Kong, New York e così via, nelle maggiori città sparse per il mondo. Credo che alla fine, tra negozi diretti e franchising, arrivammo a più di 200 negozi nel mondo.

Massimo Braccialini nella sua stanza di lavoro, 2012
 

Questo comportava un grandissimo lavoro di progettazione dei layout, che nel tempo andavano sempre evolvendosi. Anche in questo caso ho seguito, indirizzato e supervisionato il lavoro degli architetti.

Altro aspetto molto importante era la parte visual. La pianificazione della calendarizzazione delle vetrine nel mondo e soprattutto la parte creativa erano molto importanti e impegnative; per questo chiaramente avevamo creato uno staff dedicato, ma che andava indirizzato, diretto e monitorato in prima persona. Tutte le vetrine dovevano comunicare simultaneamente quello che era “il mondo Braccialini” del momento.

Massimo e Lorenzo Braccialini, 2012
 

Altro aspetto importante era la comunicazione. Chiaramente avevamo creato un reparto marketing che si occupava della pianificazione di tutti gli strumenti pubblicitari, ma io, unitamente a mia madre, mi occupavo della creatività delle immagini per le campagne pubblicitarie, collaborando con molti dei fotografi e grafici più quotati del momento. Tutto doveva essere da noi deciso e approvato.

Spesso questi erano dei veri parti… come creare una collezione! Ci sarebbero molte altre attività che ho svolto, ma non vorrei essere ancora più lungo. In ogni caso, per molti anni ho ricoperto la mansione di direttore creativo dell’azienda.


Perché ha deciso di lanciare un marchio tutto suo? Qual è stata la motivazione principale che l’ha spinta a intraprendere un percorso indipendente?

La decisione principale è arrivata quando mia madre, giustamente, ha deciso di ritirarsi dalla sua vita professionale. Il mio progetto è nato, direi, quasi a tavolino. Conoscendo molto bene il mondo della pelletteria e analizzandolo ancora più attentamente, mi sono chiesto che cosa potesse mancare sul mercato per avere successo.

La risposta è stata chiara: un prodotto moderno che seguisse i canoni della moda in continua evoluzione, un prodotto Made in Italy, che fosse in vera pelle, di buona qualità e che avesse un prezzo accessibile, ma non a discapito della propria identità e riconoscibilità.

M*BRC – collezione SS 2026
 

Sono partito dall’idea che la fascia di prezzo dovesse collocarsi al pari di altri brand che venivano commercializzati in negozi multibrand, ma che, al di là dello stile e del gusto, proponevano prodotti in sintetico e made in China, direi la maggior parte.

Non sono necessariamente un fan del made in Italy, ma penso che questo sia ancora sinonimo di qualità e di buona artigianalità.

Riguardo al discorso pelle, ormai è stata completamente persa la cultura riguardo a questo affascinante materiale, che ha una storia e una tradizione molto importante, e non starò adesso a parlarne. C’è però un fatto inconfutabile: il materiale pelle è molto più longevo del materiale sintetico, o finta pelle.

Se una borsa in pelle viene tenuta bene può durare anni e anni; la borsa in sintetico ha una durata molto inferiore: con il tempo si sbuccia, si sfoglia e teme molto le escursioni termiche. Questo determina che “l’investimento” dell’acquisto della borsa in pelle è molto più vantaggioso.

Spesso, al di là dell’investimento, molte clienti si affezionano alla propria borsa e vorrebbero che questa non finisse mai… La certezza è che una borsa in sintetico è sicuramente poco longeva.

Nell’arco degli ultimi anni c’è stato un cambiamento di tendenza nell’acquisto e una maggiore consapevolezza: la cliente finale ha cominciato a capire la sostanziale differenza fra le due cose, e questo ha giocato a nostro vantaggio, determinando un notevole apprezzamento sul mercato dei nostri prodotti.

Detto questo, che è l’aspetto più pratico, le motivazioni sono anche altre. L’idea è fondamentalmente quella di pensare a un modo diverso nella creazione della collezione. Da Braccialini eravamo in parte condizionati da quelli che erano gli stilemi del brand. Io ho voluto andare avanti senza avere condizionamenti dal passato ed esprimendomi stilisticamente per quello che sento… diciamo con un maggior senso di libertà.

Certo, dopo tanti anni passati in Braccialini creando molte linee di successo, è logico che un po’ di DNA mi sia rimasto incollato addosso. Non potrebbe essere diversamente e non rinnego assolutamente il passato, ma la mia idea è proprio quella di evolvermi creando prodotti nuovi e diversi.

Mi sono rimesso in gioco e questo mi ha dato molti nuovi stimoli, anche se alla fine grosso modo faccio lo stesso lavoro che facevo prima… ma tutto è cambiato!

Mia madre, quando ho intrapreso questo nuovo percorso, mi ha detto: “Hai più coraggio di un leone”. E questo mi ha reso orgoglioso… soprattutto perché detto da lei…


In che cosa il suo stile come designer si distingue da quello di Carla Braccialini?

Carla Braccialini è stata conosciuta nel mondo per le borse iconiche di rara fantasia, borse gioiello, quasi opere d’arte, borse che solo il suo genio creativo poteva concepire. Alcune di queste richiedevano mesi per la messa a punto. Un mondo magico. Oggetti senza tempo.

I prodotti da me disegnati sono, nella maggior parte dei casi, più adatti a una portabilità giornaliera, per una donna dinamica, moderna, che segue la moda del momento ma non ne è vittima, e che non vuole comunque rinunciare a una borsa che abbia personalità e che si distingua dall’omologazione generale.


Per lei, che cosa conta di più in una bella borsa: l’idea, la forma, il colore, la qualità della pelle oppure l’emozione che riesce a trasmettere?

Notoriamente la donna, nella maggior parte dei casi, acquista più di impulso di un uomo, quindi l’emozione è il motivo scatenante dell’acquisto, ma anche tutte le altre cose sono altrettanto importanti. L’ideale è riuscire a soddisfare tutte queste caratteristiche.

Infine l’affezione diventa la cosa più importante.


Come descriverebbe il brand M*BRC a una persona che lo scopre per la prima volta?

Il mondo M*BRC è un mix di concretezza e creatività. Non può esistere un prodotto che non abbia delle caratteristiche particolari. Certo, il fattore pelle è determinante, ma in ogni singolo modello ci deve essere il sapore dell’unicità e del valore, sia che questi siano più o meno marcati.

M*BRC – borse in stile “Colour Blocking”
 

La particolare lavorazione, la tracolla lavorata o impreziosita, il gusto dell’artigianalità, l’accessorio in metallo, le particolari applicazioni, le speciali lavorazioni sui pellami… tutto può contribuire a rendere un prodotto distintivo e capace di affascinare.

La cosa più incredibile è che ormai nella moda tutto è stato fatto, ma è un po’ come la musica: le note sono sempre le stesse sette, ma ancora c’è chi riesce a creare qualcosa di nuovo. Io ho la pretesa di fare la stessa cosa con i miei prodotti.

E non ci dimentichiamo che la borsa è ancora un prodotto che viene realizzato artigianalmente, cosa che al giorno d’oggi non è poi così scontata.


Che cosa vorrebbe che oggi il pubblico sapesse di lei non solo come figlio di Carla Braccialini, ma anche come designer con una propria identità?

Penso che le qualità stilistiche emergano “sul campo”. Quello che conta per me non sono le parole, ma i fatti. E i fatti sono quelli di riuscire a intercettare il piacere del pubblico mantenendo la propria identità creativa. Trasmettere emozioni che siano compatibili con le esigenze delle potenziali clienti.

Per mia deformazione professionale non riesco a concepire un prodotto senza pensare a quale potrebbe essere la donna che lo indossa. Per questo, per me, è indispensabile osservare costantemente le tendenze della moda, ma anche e soprattutto le mutevoli attitudini del mondo femminile.

Il lavoro svolto con mia madre non è mai stato di subordinazione, ma direi di collaborazione quasi simbiotica. Nell’ambito delle collezioni Braccialini ci sono state molte linee da me create in completa autonomia che hanno riscontrato grandi apprezzamenti sul mercato.

Anni fa, in un’intervista, mia madre disse che ero diventato quasi più bravo di lei… non l’ho mai pensato, ma diciamo che, sotto traccia, ho avuto anche io grandi soddisfazioni nel vedere l’apprezzamento dei prodotti da me creati.

Carla Braccialini con i figli durante la festa per il suo ottantesimo compleanno
 

Non mi sono mai preoccupato stilisticamente di essere il figlio di Carla Braccialini, anzi: è stato un piacere e un onore e non mi sono mai sentito sminuito per questo. Al grande pubblico non sembrava essere importante comunicare l’esistenza di due stilisti, e io sono sempre stato fiero che lei fosse agli occhi di tutti la protagonista, anche perché se lo meritava, fosse solo per il fatto che è stata lei la fondatrice della maison e quindi vantava un diritto indiscusso.

Sì, certo, era Carla Braccialini, ma per me era ed è sempre semplicemente la mia adorata mamma, con la quale ho condiviso anche professionalmente gioie e dolori.


Il racconto di Massimo Braccialini lascia la sensazione di un’eredità vissuta non come peso, ma come forza interiore. Accanto al ricordo di Carla Braccialini emerge infatti una voce autonoma, matura, profondamente legata al valore del lavoro, della sensibilità e della libertà espressiva. In un mondo della moda che cambia continuamente, il suo sguardo resta fedele a ciò che conta davvero: identità, qualità, emozione. Ed è forse proprio questa la firma più elegante di tutte.
 

Editore: Eugenia M. 

 





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